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Ascension Magazine, Titolo #35

Il nuovo album dei Violet Tears, Outside Your Door, è un magnifico disco di rinascita dalla sofferenza e dalla disillusione, suonato benissimo e giocato sull'alternanza delle differenti voci maschile e femminile. Un evocativo tappeto di tastiere permea i brani donando sfumature sognanti sospese tra mille melanconie dark e immagini di lavori quali Disintegration dei Cure. Un lavoro, dunque, che si impone come uno dei migliori lavori della darkwave contemporanea in circolazione, non soltanto in ambito italiano. (Pierluigi Marchetti)


www.rosaselvaggia.com

Quarta uscita per i baresi Violet Tears che si può definire senza campanilismi di sorta il loro miglior lavoro, dove convergono sapientemente goth rock e coldwave in stile nineties, e soprattutto un album di alto livello che può affacciarsi senza timori sulla scena internazionale. Fondamentale come sempre il contributo della cantante Carmen De Rosas che con i suoi vocalizzi porta linfa vitale in canzoni altrimenti profondamente tristi e malinconiche come Goodbye e Outside your door, talvolta indugiando troppo su atmosfere meno tetre come nel caso di Ever Dead New Waters, episodio interessante, ma meno felice delle altre tracce presenti nel disco. La voce di Claudio Contessa meno presente e più canonica, non è tuttavia da tenere in secondo piano ad esempio in Memorie di cristallo, pezzo decisamente più classico, ma profondamente ispirato tanto da risultare il migliore del disco, oppure in Angeli in fiamme, unico brano cantato in italiano, che ricorda i grandiosi Litfiba di 17 re. Claudio Cinnella, mastermind delle tastiere e dei synth e Gianluca Altamura dietro le pelli, completano il quartetto e formano la spina dorsale di un album senza punti deboli, registrato in maniera eccellente. (M/B'06)


www.darkroom-magazine.it

Nuova prova in studio per gli ottimi Violet Tears, quartetto barese ormai emblema del sound gothic/darkwave tricolore, forte di una buona reputazione cementata di prova in prova. Nuovo disco che suggella la collaborazione con l'altrettanto attraente fucina della Ark Records, che pare non sbagliare nessun colpo, svelando le migliori realtà del nostro Paese. Outside Your Door è il terzo album per i Violet Tears, un disco che ne sottolinea ancora una volta la grazia goth, all'insegna di soluzioni mai troppo ricercate, mai influenzate da quel ciarpame metallico che spesso fa storcere il naso, ma dedite invece a soluzioni ariose e delicate. Sono i poetici arpeggi di chitarra di Claudio Contessa e Claudio Cinnella a farla da padrone, sostenuti da un drumming e una sezione ritmica soft ma struggenti (di Gianluca Altamura), ma soprattutto dalle doti vocali della frontwoman Carmen De Rosas. C'è spazio per una dedica lirica al nostro Paese, con le belle e decadenti prove di Memorie Di Cristallo e Angeli In Fiamme (più disperata che mai), mentre la brava Carmen ci allieta con buoni cantati in inglese. Davvero un connubio riuscitissimo fra toccante dark/goth ed echi new wave: ne sono una prova In Whisper, Against The Light e la conclusiva ...Somewhere Under The Sea, un tributo chitarristico ai The Cure di miglior memoria. È però Babble a entusiasmare maggiormente, con una grande prova della De Rosas, un po' operistica, un po' alternativa, in grado di varcare cancelli e ampliare la proposta dei Violet Tears. Non di cattivo gusto come il goth-rock metallaro alla Nightwish, e nemmeno troppo serioso come i The Gathering: Outside Your Door è pura poesia oscura, all'altezza dei precedenti lavori, che non manca di apportare migliorie in fase produttiva e compositiva. Una realtà tutta nostra da tenere d'occhio. Max Firinu (Rating: 7,5)


www.gutsofdarkness.com

En 2013, Violet Tears a sorti son quatrième album (hé oui, certains groupes alternatifs parviennent à dépasser le second opus sans splitter) et devinez quoi ? Il est magnifique. Comme d'habitude, me direz-vous et je ne pourrai qu'abonder dand votre sens. Nul hasard là-dedans. Pour commencer, nos Italiens sont des bosseurs qui répètent régulièrement, sérieusement et qui prennet le temps de composer de belles choses sans se flanquer une pression contre-productive. Ensuite, ils n'ont pas changé de style. Pourquoi le feraient-ils ? Si pour certains groupes, aérer leur musique s'avère une nécessité pour conserver une certaine fraicheur, eux n'en n'ont nul besoin puisque leur formule s'avère payante à chaque coup. Des mid-tempi confortables et fluides, un jeu de clavier siperbement développé, des guitares automnales soutenues pas un basse ronde et profonde, et une alternance entre le chant céleste de Carmen et celui plus grave de Claudio Contessa. Le résultat est à la hauteur des efforts, baigné de nostalgie, de spleen et de poésie avec ce gout pour les atmosphères auotmnales, agréables car suffisamment chaudes, évitant avec adresse le cliché de la froideur brumeuse. C'est plutot au couché du soleil que l'on s'imagine, face aux frondaisons rougeatres, avecun certain vague à l'ame chevillé au corps mais agréable à ressentir ; nul réflexe de boutonner son manteau, on a envie de se laisser aller, sentir l'imagination se fondre dans cette belle musique si pleine de passion et de conviction. La patte italienne, que voulez-vous. Le plus beau dans tout ça est que l'on ne ressent pas de lassitude, le groupe parvient toujours à écrire de belles mélodies qui charmente, la voix de Carmen évite l'éther désincarné et injecte dans son chant une gravité toute humaine qui le rend plus poignant encore ; un ange à notre échelle. Le timbre masculin sonne légèrement las, collant à merveille à la cohérence du disque. Production solide également, livret soigné sur le thème des portes et de leur symbolique, du travail de haute qualité. C'est avec confiance que l'on se prend à souhaiter un cinquième enregistrement pour un combo qui pourrait passer professional sans souci si le monde était moins réfractaire à la bonne musique. (5/6, Twilight)


Rockerilla, n. 397 di Settembre 03.09.2013

Un affresco di luci vesperali espresso in musica. Che i Violet Tears amino i timbri gravi del post-punk virato in gotico è incontestabile, ma questo non impedisce loro di mettere anima e adrenalina al centro del proprio anelito creativo. Questo lo si coglie in forma ancora più tangibile e bruciante nelle nove canzoni di Outside your door, un dedalo di tinte epico-decadenti che assicurano un quarto album di rara intensità emotiva. Il linguaggio dei sentimenti è la formula piena attraverso cui ogni intreccio, scansione, fremito e sviluppo narrativo si apre un varco sul terreno della costruzione lirica e del tratto drammaturgico, ancorché corroborato dalla felice alternanza delle parti vocali e delle complessioni melodiche. Un eclisse che abbaglia. (Aldo Chimenti


www.erbadellastrega.it

Non riesco a ricordare un'uscita dei Violet Tears che non mi sia piaciuta. Davvero. E questo nuovo "Outside your door" non fa eccezione. Sempre fedeli al proprio stile, tra Goth e Darkwave di chiaro stampo '80/90, gli amici pugliesi ci regalano nove tracce ispiratissime e convincenti, tra romanticismo, evocatività, poesia e sprazzi di luce appena accennati. Ascolto dopo ascolto non riesco a fare a meno di pensare che questo quarto disco della band sia sotto ogni aspetto il migliore che abbiano mai pubblicato. Ad ogni passaggio le canzoni crescono, si aggiungono tasselli seminascosti in superficie che rendono i brani davvero convincenti ed efficaci. Non sostenere una band come questa, che dopo anni di attività continua a dare il meglio di sé, sarebbe un delitto imperdonabile per ogni Goth-Rocker che si rispetti. Pollice alto. Anzi, due. (Max 1334)


Mi ha letteralmente rapito la composta, umbratile bellezza di "Memorie di cristallo", terza traccia di Outside your door, la più recente pubblicazione del rispettabile complesso pugliese dei Violet Tears. Le chitarre che s'intrecciano ed il pulsare discreto della sezione ritmica sorreggono il pregevolissimo cantato di Claudio Contessa, interprete di un brano ascrivibile di diritto nel novero dei migliori episodi mai espressi dal sottobosco dark italiano. Segno di maturità di una scena che non suscita clamori, o forse semplicemente li evita, ma che lavora sottotraccia, lasciando al Tempo il compito di redigere il finale giudizio pel proprio operato. Ma è ben vero che il mio animo era stato a dovere preparato dalla beltà emanata dai brani che precedono "Memorie.", evidenzianti l'autorevolezza di Carmen De Rosas, eccellente interprete di liriche che denotano una ricerca della profondità che non è comune a tutti. I riferimenti alla scuola anglosassone (The Cure in prima fila, ma anche gruppi di area-Projekt) sono evidenti, ma emergono sovente collegamenti, nemmeno troppo sottotraccia, a quanto proposto negli ultimi anni da italici ensemble che si sono meritati giusta fama, pur mantenendo integro lo spirito di ricerca e di innovazione che la frequentazione di prosceni importanti troppe volte diluisce. Anche il curato, ma semplice booklet contribuisce ad ammaliare l'ascoltatore, accompagnandolo nel corso dell'esplorazione sonora dei contenuti di Outside you door, davvero una pregevolissima operina che il caso ha voluto ascoltassi per la prima volta nel corso d'una giornata benedetta dalla pioggia, evento che ha contribuito a spazzare l'aere dall'insopportabile calura agostana. O forse era già stato scritto, da qualche parte nel cielo, che così dovesse essere? Un plauso pure ai fino ad ora non citati Claudio Cinnella e Gianluca Altamura, il quartetto così è completo: un gruppo coeso se è ben vero che opera assieme fin dagli esordi. (Hadrianus, 14.08.2013)


La voce disperata della singer ha tutto il colore violaceo del dark gotico, per certe sembianze di liricità quasi goth-metal ma appena sfumato nelle nuance della voce, nell'eterea dimensione onirica del suono. "Outside Your Door" è romanticismo che si tinge di tramonto, entra nella notte, lasciando piccole gocce di pianto scendere sul volto o rugiada se la notte è fonda, tutto si mescola nel buio, nell'intuito dell'istinto di una fiera ferita dalle circostanze.E' il secondo percorso assieme ad Ark, forse il più ispirato da un'indole via via più matura: la band pugliese, così lontana dai palcoscenici e dai riflettori, dell'Europa oscura, quelle forme di classicismo rock le fa sue dedicandosi con passione nella stesura di nove tracce a tratti commoventi, davvero ben costruite attorno alla vocalità femmina di Carmen De Rosas, talmente romantico il nome della vocalist da non poter esistere che in altre vesti. Così è in apertura "Goodbye" e se la sensazione potrebbe apparire come il voler divenire una forma mansueta dei Lacuna Coil, l'inganno dell'apparenza si svela già nella successiva traccia, proprio "Outside Your Door", dolente gradazione di una wave del buio notturno sulla quale soffia il caldo vento maschile del canto di Claudio Contessa, abbandonato nella sua lirica in lingua italica a dispetto del titolo, soffocato dalla chitarra che ne diviene carnefice, bella come una donna maledetta. In questa veste Violet Tears diviene creatura di dominio nostrano e la poesia dei Diaframma, la stessa voglia di ricercare la frase, di creare una nicchia per rinchiudersi con amarezza, con la consapevolezza di poter sfidare la morte attraverso la parola, l'emotività. Due brani antipodali, entrambi portanti nel binario sul quale l'album corre nel cuore della musica, eppure per certi aspetti simili: in seguito prevarrà il goth-rock incisivo nella voce di Carmen ("Against The Light" o la leggera "Ever dead New Waters" sono piccole ballate scritte con unghie affilate e cuore incrinato) ma la presenza di Claudio Contessa ha il valore dell'alternanza che diversifica, potere di una band con possibilità di scelta, e poter scegliere non è solo un dono ma la forza del carattere. Così anche "Memorie Di Cristallo": ancora una volta la parola ha il potere di essere energia creativa, senza banalità, il mainstream ne è così pieno da esondare nelle nostre orecchie, ogni frase va assaporata tra le labbra, amarognola, a tratti dolciastra, pungente perché parla di vita e di memorie. In ogni vocabolo la poesia torna ad impadronirsi dell'essenza profonda del brano, un potere che ha la nostra musica da sempre, il verbo è potere, l'umore è personale, abbandonatevi ad essa.Tornano i Violet Tears e tornando con se portano le foto di quei quattro bimbi sul retro del booklet: innocenza e nessuna presunzione se non quella di essere se stessi fino in fondo, in pegno portano una sincera dose d'abbandono chiedendoci solamente una cosa, vivetevi tutta la loro sincera bellezza che non ha tempo, non ha frontiere, non ha timori. (Nicola Tenani)


http://www.myspace.com/metalsirens (Italy)

Mi accorgo sempre più che l'Ark Records riesce a trovar band sempre più particolari, come in questo caso i Violet Tears, band pugliese formatasi nella primavera del 1998 dalle ceneri di altri 3 gruppi. Da un anno ormai hanno rilasciato il loro ultimo album "Breeze Of Solitude", 9 brani di puro New Wave con influenze Gothic. Un album decisamente più oscuro dei precedenti, ma dove la base romantica non è stata tralasciata, come quella per le sonorità fredde e per le ambientazioni decadenti. Molto brava Carmen De Rosas che con la sua voce trascinante e tagliente ci accompagna per tutti i pezzi con dolcezza e mistero, dove la sua interpretazione non ha nulla da ridire, anzi, una voce che si fa apprezzare senza stancare o stufare. Brani come "Rising tide" riescono subito a conquistarti grazie al suo ritmo molto particolare e misterioso, o "Eternal illusion" dai ritornelli potenti ma bassi, dove la voce si intreccia con la melodia con acuti di tutto rispetto. In "The long years", dal ritmo bizzarro e continuamente vario, troviamo Claudio Cinnella con le sue tastiere che accompagna la voce di lei con magnificenza, poi molto bello il pezzo finale, che ricorda molto un brano neoclassico grazie alla tonalità della voce di Carmen. Molto particolare "Dimenticati" brano interamente italiano dove al microfono si aggiunge anche Claudio Contessa con un timbro molto basso a penetrante, ci illustra il brano quasi come se fosse una cantilena di dispersione, se non di perdono. Sicuramente la band è riuscita a realizzare un cd veramente molto interessante, che riuscirà ad essere apprezzato da tutti gli amanti del genere e non. Non ci tocca altro che vedere se il gruppo riuscirà ancora a riproporci in futuro un album che possa raggiungere i livelli compositivi di "Breeze Of Solitude", per ora, non posso altro che augurargli buona fortuna per il futuro. Voto: 7 (Straisand)


www.metal-impact.com (France)

Pourquoi s’arrêter en si bon chemin? C’est certainement ce qu’ont dû se dire les membres de VIOLET TEARS, combo italien dévoué aux compositions Gothique Cold Wave vaporeuses et tortueuses. Fort du succès de leur premier MCD Fragments of Broken Dreams, il faut bien avouer que le quatuor en provenance de Bari dans le sud de la botte italienne existant déjà depuis dix ans avait fait forte impression avec son premier opus en 2006 Cold Memories & Remains dont les mélopées mélancoliques et romantiques font encore écho dans moult mémoires. Moins d’une année plus tard, VIOLET TEARS opère un grand retour avec son second opus au titre évocateur Breeze of Solitude paraphée chez le label transalpin Ark Records. Fidèles à leur réputation, les Italiens ne s’en donnent pas à cœur joie de nous offrir leur nouveau recueil de morceaux éthérés, attristés et ténébreux. Affecté à tout bout de champ VIOLET TEARS fait preuve d’un travail vraiment avenant à grand renfort de nappes de synthés cotonneuses. Les rythmiques sibyllines et cristallines des guitares sont mises en avant pour la plus grande beauté des titres tandis que le groupe développe un penchant sans faille pour les tempi éternels tout en soignant de fort belle manière ses arrangements. On pense notamment à ces plans de batterie austères et rachitiques comme dans tout bon disque de Cold Wave, avec notamment des pistes telles que «Homecoming» et «The Long Years» » rendant hommage à la grande Trilogie (Seventeen Seconds Faith, Pornography) des modèles du genre de THE CURE ou bien «Velvet Moon» qui aurait pu figurer sur un des albums de Robert Smith comme Bloodflowers. Le résultat n’est pas encore à la hauteur des compositions magnifiquement sinistres des Anglais, certes, mais l’intention et le talent sont bel et bien présents d’où une belle démarcation stylistique pour VIOLET TEARS. Ultra doucereuses et coulantes, ces adorables rengaines fugitives sont admirablement interprétées par une Carmen De Rosas des grands jours, avec un chant et un timbre toujours au borde de la rupture magnifiant l’aspect Gothique des compositions. Un seul titre «Dimenticati» présente des voix masculines, une belle réussite dans leur genre. Les structures sont classiques mais tout simplement bien élaborées faisant étalage de la beauté et de la sincérité du propos des quatre musiciens. Tel un paon, les Italiens se parent de leurs plus beaux effets afin de nous en mettre plein la vue et ainsi nous éblouir. Singulier, personnel, original, leur Gothique Cold Wave fait mouche et devrait en convaincre plus d’un sur le réel talent de ce groupe qui mérite d’être sous le feu des projecteurs. Une formation à la maturité affirmée qui sait faire passer ces émotions à travers ces chansons. C’est ainsi que ce termine ce Breeze of Solitude… Loki 4/5


www.flashmagazine.it (Italy)

Vi ricordate di quando la dark wave era costruita su roboanti giri di basso e una voce stregata? Questa è la ricetta che i baresi Violet Tears propongono nel loro secondo album. "Breeze Of Solitude" si compone di nove canzoni splendidamente malinconiche, centrate sul tema dell'autunno e su emozioni tipicamente nostalgiche. Musiche che sanno appunto di nebbia e di solitudine, come lascia intuire il titolo decisamente indovinato dell'album, di disillusione e di romanticismo disperato che viene evocato con forza dall'intensità dei brani. La voce della singer Carmen De Rosas mi ricorda quella della giovane Siouxsie, mentre attorno a lei il gruppo produce un effetto avvolgente, una musica calda e molto ottantiana. I Violet Tears sono una voce fuori dal coro, la loro musica ha forti connotati, ma è al tempo stesso personale, certo non porteranno sostanziali novità al genere, ma sono capaci di farlo rivivere con grande intensità. (GB) Voto: 8


Hard Rock, n. 17, Avril/Mai 2008 (France)

Aux nostalgiques des heures les plus glorieuses d’un rock gothique aujourd’hui largement denature, l’Italie offer certainement une des scenes les plus propices à la consolation si n’est à l’espoir. Les impeccables Violet Tears l’avaient déjà confirmé avec un premier album aussi magnifique qu’injustement ignore. Depuis ses Pouilles latines, le quartette a fait siennes les facettes multiples de ses sombres influences: gothic rock, cold wave aux guitares ostensiblement curesques en lignes de gouttes cristallines s’égrenant sur les nappes habitués et la rondeur froide de claviers (“Velvet moon”) et de trés discrètes mais pènétrantes touches d’un neo-classicisme éthéré et race don’t les formations transalpines se sont faites les meilleurs représentants. Fort et grave, le chant de Carmen De Rosas, non dènué d’une certaine sauvagerie à la Siouxsie, porte toute la profondeur, Presque incantatoire, des voix du sud et s’incarne parfaitement dans ces superbes tableaux que forme chaque composition, denses, gorgés d’émotions, solennels et bouleversants autant qu’enivrants. On peut reprocher à Violet Tears de ne chercher la màtière de leur musique que dans un patrimoine sonore passé et assez largement exploité, on peut aussi leur reconnoitre au contraire un talent d’autant plus grand d’en tirer une oeuvre d’une force aussi neuve et d’une beauté aussi vierge. Un sans faute, une fois encore…8,5/10 (Jessica Boucher-Rétif)


www.lautremonde.radio.free.fr (France)

Ark Records nous permet de découvrir le premier album de VIOLET TEARS, groupe de musique gothique mélancolique. Breeze Of Solitude est une petite merveille, avec la douce voix de Carmen De Rosas, qui nous berce tout doucement, nous cajole, nous étreint… Une voix d’une sensibilité rare, très poignante et émouvante. Dès Rising Tide, vous apprécierez son timbre entre Heavenly Voice et Chant lyrique. Sur Dimenticati vous aurez droit à un duo avec Claudio Contessa, sur ce titre la voix féminine se réduit à des vocalises pour laisser place à un chant masculin très clair et posé. Musicalement, VIOLET TEARS est un groupe gothique par excellence. On y retrouve une batterie minimaliste (Homecoming), mais sait également varier avec par exemple des petits roulements de baguettes (Doubt), beaucoup d’utilisation de cymbale et de nombreuses variations dans le rythme sur les titres permettent d’éviter la monotonie. Avec certaines chansons qui utilisent une boîte à rythme (Velvet Moon). Quelques nappes électroniques se font entendre sur certains titres pour donner une ambiance encore plus fantomatique au titre. Atmosphère évaporée et diaphane qui est développée par un piano au son lointain et surtout à cette guitare qui utilise une énorme reverb avec parfois une bonne saturation (Waves Of Loneliness). La basse assurant sa rythmique, un peu à la manière des groupes de batcave (Eternal Illusion), avec cette frappe très sèche et franche, qui marque chaque note. Drowned, qui conclut ce cd est un peu à part, car il est le titre le plus triste et vous laisse un sentiment de perdition immense.Breeze Of Solitude est un très bon album, qui vous ferra voyager au milieu des limbes à chaque écoute. Avec quelques titres plus rapides, mais la grande majorité des compositions sont empruntes d’une très grande langueur.


www.buio.net (Italy)

Dopo il primo album full lenght "Cold memories and remains" I Violet Tears realizzano il loro nuovo lavoro "Breeze of solitude" un'opera dotata di buona accessibilità che affonda le sue radici in una darkwave tradizionale ed elegante, mai scontata, capace di sfiorare i meandri più remoti dell'animo umano. Il gruppo barese, nato dalle ceneri di tre differenti band della zona, pur essendo considerato protagonista assoluto della rinascita italiana di una dark wave eterea e raffinata, prettamente ottantiano , ha il merito di non restare confinato nel genere : amplia i confini e intrecciando con maestria chitarre, tastiere , percussioni e voce femminile crea un suono intriso di eleganza e misticismo che ci rimanda ad un'idea di romanticismo le cui radici sono da ricercare nell'estetica ottocentesca. La bella voce di Carmen De Rosas è intensa, aspra, marcata e contrasta piacevolmente con le trame musicali più soft come si puo' notare in alcuni dei pezzi migliori come "Waves of Loneliness" e "Velvet moon" . Molto suggestiva l'unica canzone in italiano " Dimenticati" in cui la voce di Carmen è sostituita da quella di Claudio Contessa in una toccante interpretazione. Lo stile malinconico e allo stesso tempo austero, struggente e aristocratico è già chiaramente riassunto dal nome della band e dal titolo dell'album: il dark anni 80 è infatti arricchito nelle composizioni da interessanti passaggi gotici e decadenti, atmosfere lugubri e ritmi spezzati. Un ottimo lavoro da ascoltare attentamente e in solitudine. 7,5 (Medusa)


www.erbadellastrega.it (Italy)

Le promesse si mantengono. Sempre. Le persone vigliacche e senza talento non lo fanno. Gli artisti si. E i Violet Tears sono artisti. E hanno sempre mantenuto le promesse fatte con le loro release. Ad ogni uscita infatti non sono mai rimasto deluso ed anzi, ho amato ancor di più la musica del combo italiano. Dopo l'esperienza con la Fossil Dungeon i nostri sono approdati all'eccellente Ark Records, regalandoci nove pezzi di rara bellezza, un viaggio sognante tra sonorità gothic anni '90 (ma non di derivazione sisteriana, sia inteso) che non possono non piacere agli amanti di quelle soluzioni epiche e malinconiche, con la voce-bellissima- di Carmen che vola su tutto l'album, mentre Claudio Contessa, Gianluca Altamura e Claudio Cinnella tessono melodie ariose eppur dense, ritratti limpidi ed emozionali sempre in bilico tra memorie e consapevolezza del presente. Belle canzoni (a mio parere Doubt e The Long Years valgono da sole l'acquisto dell'album) che non si lasciano dimenticare facilmente. Suoni che non ci sono più. Suoni che dovrebbero esserci di più. Questo è Gothic, per essere chiari. Anche nelle reminescenze più pop (Velvet Moon), dove Robert Smith fa capolino più volte, la classe dei nostri non perde un grammo di credibilità e ci mostra invece una band piena di sfaccettature, matura e capace di destreggiarsi in diversi stili rimanendo comunque fedeli alle proprie radici. Ottima conferma, promessa mantenuta. (Max 1334)


www.versacrum.com (Italy)

Quanto già ascoltato su Cold memories & remains mi fece apprezzare l’opera di questi ragazzi, e le buone impressioni allora generate da quelle canzoni vengono confermate appieno da quanto contenuto nell’ultimo Breeze of solitude, oggetto della mia presente. E’ il sound avvolgente, melodico e darkeggiante a prevalere in gradevoli episodi quali “Rising tide”, “Eternal illusion” e “Homecoming”, ove prevale ancora una volta la tendenza ad interpretare con gusto e pacatezza le urgenze espressive generate dagli afflati degli ideatori. Sonorità decisamente americaneggianti, significando questo che stiamo attraversando territori affini alle proposte di casa-Projekt, con uno strumentiamo mai sopra le righe ed una voce – muliebre, di Carmen De Rosas – intonata e perfettamente calata nel contesto di ogni singolo brano. L’ottimo lavoro svolto da Claudio Contessa, chitarra (e voce su “Dimenticàti”, che porta la sua firma), da Gianluca Altamura, batteria e da Claudio Cannella, basso e chitarra, va ben oltre il compito affidatogli, interagendo magnificamente con la brava Carmen, e creando pezzi di pregevole fattura e di mai ostentata, ma ben viva eleganza. Non c’è dubbio che Breeze of solitude rappresenta per i Violet Tears una conferma delle proprie capacità ed una significativa tappa nel lungo percorso artistico che li porterà, se sapranno perseverare su questi livelli, ad una meritata consacrazione. (Hadrianus)


www.lastfm.fr (France)

I discovered Violet Tears through their 2006 release Cold Memories and Remains, and was very happy to recently read that they were releasing another album. Breeze of Solitude is so dark, moving, beautiful and downright decadent.To describe their music, I'll use their own words from their website, as I think the description is quite apt: "The group like to call its sound melancholic, romantic, decadent dark wave, an inevitable, icy fusion." I love the way they combine a more modern gothic sound with the 4AD dark ethereal sound of the eighties. I'd definitely recommend this band to fans of more traditional gothic rock as well as those who prefer a more ethereal sound. (Sirensongs)


www.alternatizine.com (Italy)

05/04/2008

I VIOLET TEARS ( Carmen De Rosas, voce; Claudio Contessa, voce e chitarra; Claudio Cinnella, chitarra, basso, tastiera, synth e programmazione e Gianluca Altamura, batteria e programmazione) sono una band pugliese attiva dal ‘98, che giunge ora con “BREEZE OF SOLITUDE” (Ark Records, 2007) alla sua terza release. Per definire i Violet Tears non basta un ascolto superficiale. Infatti, sebbene tutto l’album sia percorso da un sound e una vena dark, la voce della singer Carmen de Rosas è in grado di spaziare da toni prettamente ethereal (come nel caso di Doubt) fino ad arrivare ad approcci vocali “Siouxiani” e quindi degni della dark wave più classica (come ad esempio in Eternal illusion), il tutto accompagnato dalle note romantiche del pianoforte di Claudio Cinnella.Ma le note del pianoforte si fondono ai synth in Velvet moon, traccia accattivante anche per via di un certo richiamo a rif di batterie e tastiere riconducibili al gusto di quelli dei mai dimenticati Cure. A Carmen De Rosas, che raggiunge voli e versatilità quasi “Galásiane” in Drowned fa da contrappeso la voce grave e profonda di Claudio Contessa, che emerge in maniera decisiva in Dimentcàti.Da un punto di vista tecnico, la ritmica delle tracce appare ben composta, con una coerenza ed un’omogeneità di fondo, riscontrabile lungo tutto il percorso sonoro dell’album.Testi intimi e introspettivi ci guidano in un paesaggio immaginario delicato come il viola, così come il viola è il colore che domina nel booklet, curato in ogni dettaglio grafico. In conclusione, con “BREEZE OF SOLITUDE” ci si trova di fronte ad un lavoro originale ma che rispetta i canoni della dark wave più classica e che, pertanto, non deluderà chi ama questo tipo di musica. (Laura Deiana)


www.obskure.com (France)

07/04/2008

De retour après un peu plus d'un an d'absence, Violet Tears propose un successeur de choix à son sublime "Cold Memories And Remains". Le combo italien, ivre de tristesse brumeuse et de visions gothiques, offre une nouvelle collection de chansons vaporeuses, mélancoliques et mystérieuses, qui sauront convaincre les amateurs d'étrange beauté.Depuis ses débuts, le groupe semble parfaitement savoir où il va. Pas d'ambiguïté, la tristesse est au centre du propos et se place au premier plan à l'aide d'un travail très soigné de claviers soyeux et...violets. L'impression persiste grandement : quand bien même la couleur ne serait pas mentionnée dans le nom du groupe, on ne pourrait s'empêcher d'assimiler le travail des claviers et des mélodies au violet. Ecouter Violet Tears, c'est déambuler dans le labyrinthe baroque d'un pays qui n'existe pas, aux murs sculptés d'anges désespérés, envahi d'une brume de velours bleutée , étendu sous un ciel pourpre. C'est la sincérité et l'onirisme de la démarche qui font de Violet Tears un groupe à forte personnalité, à nouveau nécessairement prégnante sur le nouvel album. Dans la continuité, la composition se déroule avec funeste lenteur, laissant l'écho d'une batterie froide très Cold Wave soutenir l'ornementation synthétique des claviers toujours aussi soyeuse et délicate. La réussite est claire, et on y revient volontiers. "Breeze Of Solitude" reste classique dans un registre gothique sans surprise majeure (mais ce n'est de toute façon pas ce que l'on demande) mais se nourrit de la singularité de l'univers des musiciens, puisque la moindre note et la moindre image sont totalement assumés, sublimés. Structures caressantes, mélodies nocturnes évanescentes interprétées magistralement par une Carmen De Rosas reconnaissable entre mille (timbre grave glacial et éraillé, ponctuellement lyrique) et au sommet de son art, teintes de piano scintillantes...tout est rutilant, d'un kitsch de velours dans lequel on se prélasse, béat, satisfait. On pense à The Cure période "Bloodflowers", mélangé à un Cocteau Twins dénué de chaleur ("Velvet Moon", "Dimenticàti").Aucune importance, finalement, que les nouveaux titres soient un poil moins convaincants et prenants que ceux de la livrée précédente. Le plaisir est certain, Violet Tears a du talent, cultive sa singularité...et il serait injuste de protester. Délectable, encore et toujours. 9 (Par Rosarius)


www.thedside.it (Italy)

Ancora un riflessivo piccolo capolavoro per i pugliesi VT che predispongono con questa coinvolgente configurazione goth rock di nove tracce la convinzione che esistono ancora ottimi talenti a cui affidare speranza. La singer Carmen De Rosas vocalizza note prive di tratti eterei o visionari. Tutto quì è lucido e definitivamente consacrato alla decadenza. Le influenze marcatamente attigue a certune evoluzioni acustiche improntate sul Robert Smith's style rendono 'Breeze of Solitude' un disco gradevole, disincantato ed a tratti irresistibilmente meditativo. 'Rising Tide' esalta la già apprezzata collusione guitars-keyboard-drum- female voice, originando una mescolanza di emozioni di comprovabile significato artistico. Il romanticismo disperato di 'Doubt' lede i sensi, le lunghe tastiere gestite da Claudio Cinnella rendono struggente ogni istante della song. 'Eternal Illusion' aggredisce con disarmante dolcezza modulare mentre 'Homecoming', dalle spiccate musicalità chitarristico-percussive simil Cure, erge un bellissimo esempio di post wave dove le arcane suggestioni non sono affatto bandite. 'Waves of loneliness' spazia in territori malinconici, la sua enunciazione è sempre affidata alla formula che raggruppa gli strumenti acustici mossi alla massima espansione. 'The long years' è un intricato meccanismo sonico denso di phatos ma non di facilissima assimilazione: una traccia lenta, poco malleabile serrata nella sua elegante austerità.''Velvet Moon' infrange il cerchio protendendo ben più immediate trame accorpate ad una drum machine ben scandita ed all'onnipresente voce di Carmen che svolge un ruolo da protagonista assolutamente invidiabile. Notevole la ripresa dal quinto minuto in poi con guitar noise strepitoso. 'Dimenticàti' testimonia quanto la voce di Claudio Contessa sia appropriata e capace di rendere l'atmosfera satura di energia oscura che scivola, assieme ad un fiume sotterraneo di drum beats gothicheggianti, chitarre ben calibrate, accordi leggiadri in un dialogo eccelso con l'intero decadente cosmo sonico. 'Drowned' termina degnamente il percorso con un impegnato binomio vocal-strumentale in perfetto stile De Rosas. La Ark Records sia orgogliosa di questa band dalle percepibili potenzialità che, meglio se perfezionate, rappresenteranno in futuro ed a livelli di diffusione più ampi, il suono italiano di una generazione goth che ha davvero moto da riferire. Il sentiero è stato imboccato, l'impressione che i VT non rapppresentino solo un felice momento transitorio esiste concretamente. Non perdoneremo loro nessuna radicale metamorfosi o cadute di stile. (Maximox)


www.musicclub.it (Italy)

Ah, il velluto opaco che prese il nome di dark wave. Un mare sonoro sottile eppure sempre presente tra le pieghe scure della musica alternativa, che ha attraversato questi anni alternando momenti di brillante splendore a eclissi nefaste, ma che continua a vivere perché, forse, più di tante altre correnti ha saputo stabilire un legame duraturo e inscindibile con l’anima dei suoi discepoli. Un seguito tra cui si annoverano i baresi Violet Tears, qui giunti ad una prova che segue quel “Cold Memories and Remains” licenziato niente meno che dalla Fossil Dungeon, e che brilla di luce propria in un contesto in cui le releases fotocopia si annidano in ogni dove, e che personalmente considero come una delle prove moderne più riuscite della nostra penisola dark. Moderna, dicevamo, eppure con un laccio d’argento saldamente ancorato ad un passato che ha visto nascere e morire le più belle stelle della musica oscura, e per cui i nostri professano un atto d’amore che prende il titolo, appunto, di “Breeze of Solitude”. La voce di Carmen De Rosas ammalia e seduce, mantenendo un piglio austero eppure delicatissimo, impregnando songs come “Eternal Illusion” o la più ottantiana “Homecoming” di una malinconia struggente ma aristocratica. Ottimo anche il lavoro della sezione ritmica, fantasioso e dinamico ma sempre al servizio di una scrittura dettagliata e puntigliosa, che permette ad una “Waves of Loneliness” di farsi notare per la cura dell’arrangiamento e per la ricerca costante della melodia efficace ed incisiva. Come se gli anni non fossero passati, e quel senso di eternità cosi caro ai Violet Tears scivolasse tra le note. Una spanna sopra gli altri, davvero. (Marco Castagnetto)


www.side-line.com (Belgium)

After their debut-cd “Cold Memories And Remains” released in 2006 on the American label Fossil Dungeon, Violet Tears strikes back with the enchanting “Breeze Of Solitude”. The name of the band and the title of the album perfectly resume the global mood and style of this band. I again link them to Cocteau Twins for the quietness of their songs and the melancholia of the mood emerging from these songs. The main evolution with the debut release is the increasing maturity of this band. The sound is now much more polished and achieved while the vocals of Carmen De Rosas excels in magic and simply talent. I’ll not speak about a total metamorphosis, but the deeply sensitive and melancholic touch of this band is simply perfect. With songs like “Doubt”, “Waves Of Loneliness”, “The Long Years” and “Velvet Moon” they illustrate all their potential. The wave style of Violet Tears is for sure ‘cliché’, but even clichés can be made with a touch of genius! This album will please lovers of labels like Projekt and Kalinkaland Records and is for sure a noticeable release on the Italian Ark records! (DP:8)DP.


www.negatron.it (Italy)

Violet Tears atto terzo. Dopo un EP e un disco d'esordio accolti positivamente dalla stampa specializzata italiana ed europea, i baresi si confermano con il loro nuovo album, “Breeze Of Solitude”, portavoce del rinascimento darkwave. Il loro è un romanticismo che affonda le sue radici nell’estetica ottocentesca. L'attitudine è quella di chi segue con passione e determinazione un'idea, senza mostrare segni di stanchezza. Il concetto che sottende questi nove brani è quello dell'eternità. L'album non manca di motivi immediati, ma non semplicistici, come quelli di “Rising Tide” o “Waves Of Loneliness”. Possiamo comunque dire che nell’insieme c’è un certo equilibrio. Fa piacere vedere delle band capaci di offrire della grande musica dotata di spiccata accessibilità, unitamente ad una stupenda voce come quella della cantante Carmen De Rosas. Musica che chiede all'ascoltatore d'essere assaporata nella più profonda solitudine, accompagnata magari dalla visione d'uno struggente crepuscolo, dal fruscio del vento che scuote i fragili rami degli alberi morti o dal picchiettare incessante della pioggia sul terreno. Per nulla élitari e depositari di melodie eleganti. Di questi tempi, un disco raffinato, umbratile e senza il minimo calo emotivo come questo è merce rara: non esitate e, se siete amanti delle sonorità più romantiche, fatelo vostro.


www.rawandwild.com (Italy)

Nuovo lavoro per i Violet Tears, gruppo barese nato dall'unione di tre differenti gruppi di musica dark presenti nella città. Dopo il disco di debutto “Fragments of Broken Dreams”, e dopo il più recente album “Cold memories & remains” pubblicano il loro ultimo lavoro “Breeze of Solitude”. L'album contiene ben nove canzoni che si articolano su atmosfere oscure (quasi cimiteriali) e malinconiche. I vari brani mostrano una musica piacevole, leggera e allo stesso tempo non particolarmente complessa, accessibile a tutti gli ascoltatori. Più che buona la prestazione canora della cantante Carmen De Rosas che mostra una voce marcata, quasi da soprano, in netto contrasto con la musica soft. La sua voce infatti sminuisce la potenza musicale che risulta cosi essere poco imponente e poco teatrale rapportata alla voce della cantante. Degna di nota è la canzone strumentale “Waves of loneliness” o ancora “Velvet Moon” che è uno dei brani più vivaci e più coinvolgenti del cd. Solo nella penultima canzone “Dimenticati”, anch'essa aderente alle tematiche trattate in tutti i brani dell'album, viene utilizzata la lingua italiana e in essa, la voce femminile di Carmen viene sostituita da quella maschile, altrettanto gradevole, di Claudio Contessa. Concludendo questo mi sembra un buon lavoro e meritevole di attenzioni.... (Badmary, Maria Fiore)


www.oblivion.de (Germany)

Violet Tears wurden 1998 gegründet und stammen aus Bari in Italien. 2006 erschien, nach einem ersten Album in Italien, "Cold Memories & Remains“ auf dem amerikanischen Fossil Dungeon, nun gefolgt von “Breeze Of Solitude”. So bietet das zweite Album der Italiener, kennt man andere Veröffentlichungen auf Fossil Dungeon, dann fast schon erwartungsgemäss opulenten Gothic Rock mit weiblichem Gesang, sehr sphärisch, sehr keyboardlastig und sehr atmosphärisch. Unverwechselbares Kennzeichen der Band ist die charismatische Stimme Carmen de Rosas, die trotz immer wieder durchklingender Klassikanleihen genug Eigenständigkeit besitzt, um unverwechselbar im Ohr zu bleiben, ohne dabei nach einer anderen Sängerin des Genres zu klingen. Die neun Stücke auf „Breeze Of Solitude“ sind durchweg sehr ruhig und vor allem sehr melancholisch gehalten, lassen aber keinen morbiden Hauch von Verzweiflung aufkommen, wie der Titel des Albums es vielleicht suggerieren mag. Mir fehlt, neben dem letzten Stück „Drowned“, ein Stück, der ein wenig aus dem zugegebenermassen hohen Songwritingniveau herausragt, ansonsten gibt es an diesem hervorragenden Werk nichts auszusetzen. 8/10 (MK)


www.thesentinelsoftime.fr (France)

Formation née en Italie en 1998 du split de trois groupes de la scène dark de la région de Bari, Violet Tears nous offre avec "Breeze of solitude" un opus certifié 100% cold wave qui n'aurait pu être qu'une pierre de plus perdue dans un édifice en construction depuis bientôt 30 ans si le quatuor n'avait quelques cordes à son arc pour faire la différence. Une bonne dose de The Cure et un soupçon du Clan Of Xymox des débuts (le final de "Velvet moon" par exemple) ne suffisant pas pour faire un grand et bel album, Violet Tears se pare donc de mélodies de toute beauté (écoutez l'admirable "Waves of loneliness") qui ne cèdent jamais à la facilité, une mélancolie ne versant aucunement dans l'outrance, et si l'instrumentation est d'un classicisme absolu, le chant de Carmen De Rosas lui ne manquera pas de vous bouleverser, le plus souvent grave il sait s'élever très haut de la plus belle des manières, il est incontestablement ce qui hisse "Breeze of solitude" vers les sommets. Ici pas de prise de risque, on ne s'aventure qu'en terrain connu, mais on le fait avec talent en y injectant beaucoup de sentiment comme dans le superbe "Drowned…" qui clôt magnifiquement cette seconde réalisation au long cours (la première est sortie en 2006 sur le fameux label américain The Fossil Dungeon). Ce recueil sombre devrait convaincre même les plus exigeants des amateurs de cold…(Brown Jenkin)


www.darkroom-magazine.it (Italy)

La Ark (label della quale è doveroso lodare la costanza e l'impegno profusi nel supporto, nella promozione e nella valorizzazione degli artisti più validi di casa nostra) inaugura questa nuova annata musicale con il secondo capitolo discografico dei Violet Tears, pubblicato a poco più di un anno di distanza dal primo full length "Cold Memories And Remains" (The Fossil Dungeon, 2006), accolto positivamente da critica e pubblico. Il filo conduttore tra il passato ed il presente del combo pugliese è indubbiamente la forte malinconia nei confronti del passato, un sentimento che può essere letto sia in chiave letteraria (con ovvi riferimenti alla poetica e all'estetica del romanticismo ottocentesco) che in chiave prettamente musicale, poiché sono altrettanto lampanti i rimandi stilistici alla più eterea ed elegante darkwave, proprio quella che, dopo tanti anni, riscuote ancora enormi consensi tra gli appassionati di musica oscura. Infatti, del tutto consapevoli di non essere degli avanguardisti o degli inventori di nuove espressioni artistiche, i quattro musicisti baresi hanno preferito focalizzare la propria attenzione su di un songwriting che, nonostante un'omogeneità di fondo ed alcune similitudini ancora troppo evidenti (si nota chiaramente l'influenza dei Cure sulla sezione musicale), sa essere intenso e mai scontato, dando alla luce un disco, "Breeze Of Solitude", che chiede all'ascoltatore d'essere assaporato nella più profonda solitudine, accompagnato magari dalla visione d'uno struggente crepuscolo, dal fruscio del vento che scuote i fragili rami degli alberi morti o dal picchiettare incessante della pioggia sul terreno. Per nulla élitari e depositari di melodie eleganti ma pur sempre accessibili, i Nostri si distinguono dalle mere fotocopie delle vecchie glorie del passato per l'eccezionale interpretazione di Carmen De Rosas, cantante dotata di un'ugola voluminosa, ancestrale e totalizzante, alla quale fanno da contraltare il sofferto pianoforte e le delicate tastiere di Claudio Cinnella, sempre supportate dalle cadenzate ritmiche di Gianluca Altamura e dagli eterei ricami della chitarra di Claudio Contessa, facendosi anche notare per la pregevole confezione in formato digipack, con la quale saranno rilasciate le prime 1000 stampe del disco, impreziosita da un artwork di sicuro impatto. Basteranno così la magia raffinata di "Rising Tide", l'elegiaca ascesi di "Homecoming", la magia rituale di "The Long Years" o l'umbratile e rarefatta poetica di "Dimenticàti" (cantata con immenso trasporto da Claudio Contessa) a condurre anche voi nel mondo incantato di questa sorprendente band italiana. Di questi tempi, un disco raffinato e senza il minimo calo emotivo come questo è merce rara: non esitate e, se siete amanti delle sonorità più romantiche, fatelo vostro. Rating: 7,5 (Lovelorn)


www.babylonbus.org (Italy)

Innegabilmente, non siamo di fronte ad un album così semplicistico e scontato, si notano da subito l’impegno e la capacità da cui è sgorgato questo nuovo lavoro discografico dei Violet Tears, dal titolo “Breeze of solitude”. Al suo interno c’è spazio per il rock, per il dark… ma la musica di questo gruppo si tinge di tutti i colori possibili e questa non è cosa così consueta nella musica contemporanea. L'album non manca di motivi immediati ed accessibili come quelli di “Rising tide” o “Waves of loneliness”. Possiamo comunque dire che nell’insieme c’è un certo equilibrio. Fa piacere vedere delle band capaci di offrire della grande musica unitamente ad una stupenda voce come quella della cantante Carmen De Rosas. Questo album mi è piaciuto perché è riuscito a coniugare in un ottimo mix, raffinatezza ed accessibilità, l’arte è un bene di tutti ed è giusto che venga fatta come si deve così com’è giusto possa arrivare al maggior numero di persone possibili. (Andrea Turetta)


Darklife, Online Journal – v. X. 4

Germany, November 07

Violet Tears shape forward their classical gothic path tinted in suitably shadowy wave shades with their official debut album, which saw an intercontinental connection between the Southern Italian combo and the precious US label. Cold Memories & Remains is a soothing journey through waves of melancholy and cold wave that pays more than one tribute to The Cure circa 17 Seconds. Violet Tears weeping synths and liquid guitars are a strong tribute to those dark feelings you never thought you could experience once again, yet they hold the power to bring them alive with their emotional execution of every track on this caressing album. Carmen is a powerful siren, with tracks like the emotionally intense Silence or The Submerged And The Saved being an ambitious and fully accomplished way to prove that. Her vocals complement Claudio's warm and deep tones, resulting in duets that lift the spirits like is the case in Polvere, where Claudio leads with unbeaten charisma while Carmen provides lifting backing throughout, over a drum pattern that is old Cure at its best. Violet Tears might not have had a prolific career so far, but what they have released to date has been so good that I'm ready to forgive them for waiting every few years between releases. Hopefully they'll be as much forgiving of me for covering their Cold Memories... with a few too many months of unjustifiable delay. Either way, goth and romantic souls, go and get this as fast as you can... (Gianfri)


Elegy Iberica # 05

Spain, 2007

Del sur de Italia nos llega el álbum de debut de Violet Tears, formados a partir de elementos de bandas Goth y Darkwave (Vespertilia, Apoptosis, Elegia). Se puede decir que la música que compone este quinteto se sitúa entre el gótico y el etéreo, transportándonos para la época de 4AD. La voz de Carmen de Rosas tiene cualquier cosa de hipnotizante, sentimiento reforzado por los delicados ambientes melancólicos creados por los restantes miembros. El digipack presenta un grafismo cuidado que denota, a primera vista, un carácter clásico romántico. En una altura en que casi todos practican sonidos más electrónicos, sabe bien oír un disco así. 7/10 (André Henriques)


Gothic Beauty Magazine (U.S.A.)

It's a gothic contradiction to have such an enthusiastic response to an album that presents itself so mournfully, but this CD is a must-have. It's more powerful and substantial than its title implies; it is brave and determined in its melancholy rather than downcast and grief-stricken. Singer Carmen de Rosas has tremendous presence even in "Polvere," where she contributes only background harmonies, and her range extends from generally lower registers into unexpected and beautiful uplifts. The music is impelled by expansive waves of electric guitar, while piano and acoustic guitar bring in the finer details and swirling synths provide a dark backdrop. In a world no longer graced by Mors Syphilitica, This Ascension or Love Spirals Downwards, new releases in this style are rare enough, and this one is especially good. (Carolee)


www.rosenoire.org (USA)

9 Febbraio 2007

This was my first introduction to both Violet Tears and Michael Riddick's Fossil Dungeon label in general. Riddick is supported by his brother, Mark, and each belong to the stunning American neo-Medievalist outlift, The Soil Bleeds Black. Violet Tears, on the other hand, hail from Bari in Italy and although this is their very first album, were actually formed way back in 1998. The opening chimes of "In the throat of the unbounded" invite us into a world of gentle synths and acoustic guitar. Carmen De Rosas Vocals remind me istantly of Goth legends, The Cure. In fact the band's image is also one of dark features combined with melancholic beauty, something which is reflected in their music. Here, the lyrics -despite their awkward English grammar- tell of physical exhaustion, depression and gloom. All your typical Gothic ingredients, in fact, but I do like the Robert Smith-style delivery a great deal. The lines of "Silence" reflect upon death like metaphysical poet from the old romantic period. There are echoes of John Keats'ownn fears of mortality in the words "Pain of death seems so far, so unreal/So, little father, time fades away and death will fondle you, sweet unknown". The music is amazing on this second track, with steady drumbeats swaying like black roses in the wind. Rosas'pained vocals are wonderful, soothing the soul through the tinkering swathes created by Claudio Cinnella's simultaneously -generated piano and electric guitar. "Polvere" is an Italian song, with Claudio Contessa handling the deep vocals and Rosas harmonising. The bass guitar on this song is Tiziana Tosto's sole contribution to the album and the drumming, rendered by Gianluca Altamura, is also very technical. "Don't wake me up" sounds like the mantra of mass society, but here it becomes the death-wish of a disillusioned dreamer in which nobody has any confidence. The music reminds me slightly of Ostara's "Secret homeland" period, but with Richard Leviathan replaced by Rosas'operatic ode to perpetual sleep. "The submerged and the saved" is slighter darker in tone, stuttered riffs and pedestrian beats accompanying lines about emotional neurosis and deterioration: "dead and empty, empty and alone in a high and still night/ which takes with itself fragments of death hidden in an empty broken and falling moon". Grim stuff, indeed. The only criticism I would make of this song, is that -like one or two others- it has been composed in semi-fractured English, although that doesn't detract from the overall sound during the delivery process. Like fingernails down a blackboard, the squealing chord changes of a rumbling bass herald the arrival of "Eternal nights", the vocals quite distinctive but also similar to those of Siouxsie Sioux of Bromley Contingent favourites, The Banshees. "Floating into nothing" starts off as a form of Dark Gothic ambience and its existentially nihilistic utterances about the meaninglessness of human existence are preceded by the heavy synths of the opening track. I love the no-nonsense vocals on this song and they remind me of Alzbeth's contribution to The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud. The electric guitars of Cinnella and Contessa are combined on "Angel in the mirror" and the latter's vocals form a very powerful duet with Rosas. In my opinion, the additional of choral effects and bells combine to make this the best track on the album and this is a song you'll keep coming back to time and time again. Finally, "Secret words" -most notable, perhaps, for its complete absence of vocals- attributes its "lyrics" to Altamura. In reality, however, it's an infectious instrumental foray in which Violet Tears get the chance to display their musical prowess before a striking bell concluded this enjoyably Romantic album and leaves you hungry for more. For more information, please visit Http://www.violettears.com. ( Troy Southgate )


www.erbadellastrega.it (Italy)

22 Gennaio 2007

Dopo anni di vita nell'underground, finalmente i Violet Tears arrivano al debutto su cd. L'attenta Fossil Dungeon ha visto lungo ed ha messo sotto la propria ala la band di casa nostra, ed hanno fatto bene! In un periodo in cui tutto è gotico, dagli Him a Zombina and the Skeletons, sentire un disco che è davvero legato a quelle sonorità "dure e pure" può far solo che piacere. Ricordo quando sentire dischi romantici decadenti e malinconicamente "neri" era normale e tanto bastava a definirsi goth. Poi sono entrati in ballo l'elettronica, il pop ed il folk e duemila cose (ottime o meno, ma che non c'entravano un grachè...) e le acque si sono mischiate. Ecco, dischi come questo dei Violet Tears servono a ristabilire l'ordine. La bella voce di Carmen De Rosas svetta paurosamente su quelle di molte delle più blasonate gothic divas estere, a riprova del fatto che chi continua a cercare "fuori" i prodotti di spessore, si perde davvero le cose migliori. Ridatemi gli Autumn ed i Lycia. Anzi, datemi i Violet Tears. Ottimi e chi non li recupera che vada pure a spappolarsi il cervello in discoteca. Preferisco di gran lunga sentire dischi veri, con l'anima. Rari, di questi tempi. Ma preziosi. Ottimo lavoro. Grafica splendida. ( Max )


www.thedside.it (Italy)

4 Novembre 2006

Violet Tears è uno di quei gruppi che Dside ha supportato tenacemente sin dagli albori e che, nel tempo, non ha smarrito la strada, tantomeno ha deluso. I cinque baresi tornano di fatto con questo digipack viola e nero "Cold Memories & Remains" tramite la Fossil Dungeon (che insieme ai Chirleison - già lodati in queste pagine - vantano d'essere le uniche band italiane al momento seguite da questa Label sempre molto attenta). Contenente nove brani in classiche atmosfere oscure, rarefatte..per quasi 60 minuti d'ascolto contemplativo si esplorano regni decadenti ed inpolverati. Malinconica ed inconsolabile è l'incantevole interpretazione di Carmen De Rosas, che viene arginata momentaneamente nella traccia "Polvere", dalla profonda voce di Claudio Contessa il quale, cantando in italiano, ci trasporta ad assaporare tutte le sfumature della nostra lingua madre. Chitarre elettriche ed acustiche, synth tenui e piano, accompagnano questi brani struggenti ed intensi, amalgamando il vecchio ed il nuovo in un composto più che maturo, rispecchiando una folta base musicale ed una tecnica attenta ed appassionata. In apertura "In the Throat of the Unbounded" e subito dopo "Silence" dove Carmen, degna di plausi, sfuma lasciando nell'aere la fluente chitarra per quasi 3 minuti dei 9:39 totali; "D'ont Wake me Up", "The submerged and the saved", "Eternal nights", "Floating into nothing" proseguono su queste vie: stretti nelle spalle; "Angel in the mirror" (che porta con se una chitarra stile primi Cure) è sicuramente uno dei brani più meritevoli, anche per il connubio dei due cantanti che aumentano l'intensità emotiva; non da meno la strumentale "Secret words" che chiude questo splendido lavoro con unoi spiraglio di luce..o acquiescenza. Consigliato a tutte le nuove leve per comprendere cosa s'intende quando si parla di musica "oscura", e consigliato ai vecchi mugugnanti in pizzo e merletti, perchè percepiscano un altro pertugio ancora vivido della nostra amata/odiata Italia. Noi rimaniamo con la curiosità morbosa di vederli live il prima possibile.


www.gutsofdarkness.com (Suisse)

29 Ottobre 2006

Et du Sud s'éleva un vent froid, un halo de brume mélancolique qui baignait le paysage de formes étranges et de reflets fantomatiques...les Italiens de Violet Tears m'avaient déjà charmé de par la tristesse, la maturité et la beauté de leur premier opus, et voilà qu'ils remettent ça en mieux encore. D'ailleurs, le label Fossil Dungeon ne s'y est pas trompé qui les a pris sous son aile. Autant vous le dire tout net, mettre cette galette dans la platine, c'est l'y laisser pour longtemps...Dès "In the throat of the unbounded", la voix de Carmen vous perce l'ame et vous hypnotise comme un chant de sirène. Violet Tears pratiquent un rock gothique lent et mélancolique teinté de grisaille, de couleurs d'automne où se croisent des influences à la Cure, Canaan, Lycia, parfois meme Collection d'Arnell-Andrea dans ce qu'ils ont de plus goth. Et nos Italiens sont de véritables orfèvres, tissant des nappes de guitares sombres, légèrement aériennes, soutenues de nappes de clavier froides et belles, le tout mené par des tempi lents comme les pas d'un promeneurs parmi les fuilles et les branches. C'est Carmen qui assure la plupart des vocaux, parfois en duo avec Claudio ("Polvere") et la demoiselle ayant travaillé encore son chant, le résultat est d'une force incroyable, son timbre sonnant profond et non pas éthéré. Violet Tears, c'est une recherche de la beauté, beauté de l'émotion pure, de la mélodie qui envoute, de la tristesse ("Don't wake me up", "In the throat of the unbounded")... meme le superbe packaging est à l'image du travail du groupe. Une perle, tout simplement, recommandée aux amateurs d'esthétisme sonore. ( Twilight )


Metal Maniac (Italy)

n. 10 - anno 2 - Ottobre 2006

L'etichetta è americana ma la band tutta italiana. Raccolti dentro un curato digipack, i baresi Violet Tears rimpiangono sin dal look (e dalle capigliature in stile Robert Smith) il dark degli anni '80, condendolo nelle composizioni con passaggi gotici e di decadente romanticismo. Nove tracce (di cui solo una, "Polvere", cantata in italiano) in questo primo lavoro, fra lamenti e pianoforte, voci soprano ed un'atmosfera "violetta" che sa di lutto e disperazione. Le trame sono quelle giuste, gelide come il dark più profondo decreta ed esige. La band si abbandona lì dentro, destando sensazioni di dolore e di irreversibile resa, e completando così un lavoro di buona fattura che richiama le atmosfere di etichette come Cold Meat Industry e Projekt. (7/10 - Fabrizio Massignani)


Rockerilla (Italy)

n. 15 Ottobre/15 Novembre 2006

Quella prodotta da questo formidabile ensemble nostrano proveniente da Bari è materia onirica altamente suggestiva e seducente. In realtà registrato nei primi mesi del 2004, il disco presenta una band dalla caratura enorme, in forma strepitosa, che insegue l'arte barocca e decadente che già apprezzammo in acts come Clan of Xymox, Cure, Black Tape for a Blue Girl, This Mortal Coil. L'estetica ammaliante dei VT poggia il proprio baricentro su una sintesi tra gothic rock, ethereal e shoegaze, che forgia nove splendidi episodi tutti toccati dal fuoco sacro dell'ispirazione. Canzoni come "In the throat of unbounded", "Silence", "Polvere", "Eternal nights" sono quadri ammalianti intrisi di un romanticismo dark raffinato, seducente e magnetico. Assolutamente da scoprire. (8/10 - Emanuele Salvini)


www.felinea.com (France)

Fondu dans la nostalgie, ce chaudron d'émotions recèle une mélancolie vitale. Violet Tears est avant tout une voix déchirante, celle de Carmen De Rosas et des orchestrations à la fibre expressive à l'image du morceau d'ouverture "In the throat of the unbounded". Cette formation italienne est dans la plus pure tradition gothique éthérée: rhythmes lents, jeux de guitares virevoltant, mélodie épurée, interprétation envoutante ("Silence"). Sur "Polvere", le chant de Claudio Contessa magnifie la composition teintée de finesse. Romantisme à l'italienne semble etre l'esprit qui domine "Don't wake me up" introduisant avec harmonie la perle de l'album "The submerged and the saved", long morceau évoluant d'une manière sincère. Violet Tears conte les "Eternal nights" ou les silhouettes dansaient à l'abri des regards suspicieux et ouvre son horizon sonore vers un néant salvateur ("Floating into nothing"). L'"Angel in the mirror" défie son reflet de peur de n'etre que l'ombre de lui-meme et nous permet de savourer un hymne à deux voix. C'est avec les "Secret words" tous plus mystérieux les uns que les autres que ce groupe nous délivre son clin d'oeil amical. Une bien belle fin pour une oeuvre aux souvenirs vivaces et dont la pureté ne sera pas éphémère au sein de notre mémoire. ( David D'Halleine )


Rock Hard (Italy)

n. 09, Settembre 2006

Finalmente riusciamo ad ascoltare il tanto atteso debut dei nostrani V.T., band che si è riuscita ad accasare presso una delle migliori label della scena "shoegazer ethereal" internazionale. Ma i cinque pugliesi non si sono posti barricate stilistiche, ampliando i confini di un genere che qui non si limita a riproporre Cocteau Twins o Slowdive in salsa moderna, anzi, tutt'altro. "C. M. & R." apre le danze con alcuni passaggi davvero eccellenti, nei quali spicca subito la voce impostata e corposa di Carmen De Rosas, ma funziona bene anche "Polvere", cantata in italiano dal chitarrista Claudio Contessa, un episodio "depressivo" che ricorda non poco un'altra band nostrana, i Canaan. Il disco scorre via lento, nella malinconia più assoluta, un umore sottolineato da profondi tappeti tastieristici e da un lontano ma onnipresente substrato doom: in poche parole, agonia e romanticismo, tristezza e nichilismo. Ottima "The submerged and the saved", intensa e sofferente, ma lascia il segno sulla pelle anche la tenebrosa "Floating into nothing", una processione verso il nulla...Ad ogni modo, quello che è importante sottolineare è che i V.T. hanno personalità da vendere, visto che il loro sound dista anni luce da quello di molti altri gruppi della loro stessa etichetta o della più quotata Projekt, perciò non esitate a far vostro questo piccolo gioiello di fredda nostalgia. Lacrime amare per l'inverno che incombe. (8/10 - Paolo Trerotoli).


Rock Hard (Italy)

n. 09, Settembre 2006

Dopo otto lunghissimi anni di gavetta, è arrivato il momento anche per Violet Tears, gruppo pugliese che recentemente ha pubblicato per la Fossil Dungeon il debut album "Cold memories & remains"; un lavoro che appassionerà tutti gli amanti delle sonorità ethereal-shoegazer, ma non solo, vista la propensione della band per alcune soluzioni addirittura doom-oriented. Ciò che colpisce dei Violet Tears è la loro particolare originalità, un songwriting mai scontato ed un "mood" che sfiora la sensibilità fino a toccare i meandri più oscuri dell'anima...


Ascension Magazine (Italy)

n. 13, Estate 2006

A volte la mia concezione di "gothic" è un pò limitata e se, ascoltando un cd, non compaiono castelli in rovina, lumi di candele, spettri e donne fatali sullo schermo del mio "cinema della mente" allora per me non è gothic... La musica è un'arte eterea, un'entità che non puoi toccare e non puoi fermare in un secondo: è il mezzo perfetto per permettere alla mente di fantasticare, elaborare immagini, trasportarti in mondi lontani da quello in cui vivi... Ascoltando questo ottimo cd, prodotto dalla americana The Fossil Dungeon (ma partorito da una band italianissima) ho potuto assistere ad una "pellicola mentale" animata da fantasmi di spose morte, da amori proibiti, vissuti e consumati nel mistero di una cripta, da segreti carpiti stando dietro al velluto di un antico confessionale in legno intarsiato... Il suono dei Violet Tears è pregno di eleganza e di misticismo; mi ricorda quel suono gotico fatto di chitarre oniriche ed atmosfere ancestrali che, per un breve tempo, andò di moda in America, agli inizi degli anni novanta. La voce di Carmen De Rosas non ha nulla da invidiare a quella di altre sacerdotesse del filone gotico di cui ci siamo innamorati in passato. Niente da invidiare alla maestosità della voce di Lidia degli Shroud o di Lisa dei Requiem in White. "Cold memories & remains" è uno scrigno di sonorità dal sapore mistico estremamente compatte, solenni e sinistre... Un ponte immaginario tra un mondo etereo ed onirico ed un anfratto abitato da diavoli e assassini di spietata ferocia. Chi oggi asserisce di ascoltare "gothic" attraverso band come Him, Paradise Lost, Shadow Reichenstein, All Gone Dead o Tragic Black, potrebbe forse schiarirsi un pò le idee tendendo i padiglioni auricolari a "Cold memories & remains". Una solenne messa da requiem dedicata all'oscurità. ( Alex Daniele )


Ascension Magazine (Italy)

n. 13, Estate 2006

...La musica dei Violet Tears -ricordiamo "italianissimi"- amalgama sapori antichi a spezie sonore moderne riuscendo a costruire un sound "unico" (solenne), energico ma pregno di misticismo e di amore per determinate atmosfere eteree. I Violet Tears: un'isolata cattedrale gotica nel deserto informatico di questo secolo... ( Alex Daniele )


www.movementmagazine.com (USA)

Fossil Dungeon is rapidly giving Projekt a run for its money. Violet Tears is yet another signing to the fast-growing darkwave label's roster, and a worthy one at that. Sounding at times like the earlier sounds of Black Tape for a Blue Girl and Faith and the Muse (before the ethereal side took prominence over true goth rock guitars), the mostly-female band soars through soundscapes worthy of any serious darkwave fan's attention. Truly gorgeous music, the highlights being opener "In the throat of the unbounded", "Don't wake me up", and the astounding "Angel in the mirror". ( Adam Naworal )


www.chaindlk.com (USA)

"Cold memories & remains" is the first full length for the italian band Violet Tears and it comes after a limited MCD released back in 2001. The nine tracks of the album show a mature band which presents a mixture of lushy guitars, slow rhythms and atmospheres similar to early 4AD bands (Dead Can Dance, Felt or Modern English) but deeply influenced by decadent goth iconography (see the photos representing erotic pictures of the twenties and some melodies that remember me The Cure of "Faith" period). Eight out of nine tracks have English lyrics and the third track, "Polvere" represents an interesting experiment, because of the male vocals (which doesn't remind any particular goth singer...and this is good!) and because of the italian lyrics. The whole album has a solide structure helped by the good quality of their female singer Carmen De Rosas but Violet Tears don't dare to experiment a little more as they are stuck into the mid tempos goth/dark ballads scheme. This could be a good thing for the lovers of the genre but it could stop an occasional listener by picking up the album. ( Maurizio Pustianaz )


Herz und Geist

Secondo Semestre 2004

Anno II

“I Violet Tears rappresentano un esempio per molte di quelle band che dopo solo un demo o un cd si sentono arrivate e si atteggiano da star. Nonostante i buoni responsi avuti dal cd d’esordio “Fragments of broken dreams”, il gruppo barese ha saputo rimboccarsi le maniche e facendo fronte a defezioni nell’organico, problemi vari e difficoltà serie (che non sto qui a raccontarvi) è giunto con pazienza e umiltà a trovare la collaborazione della Fossil Dungeon. Il cd in uscita di cui leggerete da altra parte della rivista è la summa di un discorso serio ed efficace affrontato dai nostri con cognizione e consapevolezza. Un gruppo che non disdegna di apparire per com’è e di suonare la musica che meglio si adatta ad un’indole introspettiva. Un apoteosi di emozioni legate al respiro glaciale e malinconico della dark wave più vera e genuina. Un incontro tra “Disintegration” dei Cure, “Cold” dei Lycia e “The Hating Tree” degli Autumn, che avviene in una suggestiva cornice autunnale. Tra foglie secche sparse sul terreno e minacciose nuvole grigie nel cielo”. ( Ottavio Chiodo )


Herz und Geist

Secondo Semestre 2004

Anno II

“I Violet Tears sono una di quelle band da prendere ad esempio. Gruppo del Sud che vive sulla propria pelle una sorta di naturale isolamento, ma che nonostante tutto è riuscito nel silenzio e con immensa pazienza e tanta passione a portare a compimento tanti anni di lavoro. Lavoro speso in sale prove a comporre e a smussare ogni imperfezione. Maniaci del perfezionismo sonoro come sono (e per me questo è spesso un aggettivo qualificativo!) arrivano finalmente a pubblicare quello che forse avrebbero meritato di fare già da un po’ di tempo. Un cd di debutto che esce per la Fossil Dungeon non è qualcosa che capita tutti i giorni. Complimenti a loro, ma anche all’etichetta americana per aver creduto nella musica del gruppo barese. Dopo “Fragments of broken dreams” era giusto e logico che le potenzialità insite già in quel cdr dovessero avere una continuazione. Non cercate cambiamenti di suono, le “Lacrime Viola” non è gente che segue la direzione del vento e “fedeli alla propria natura”, reinterpretano ancora una volta la colonna sonora della loro (e della nostra) vita. Una vita scandita da gruppi come i Cure, i Lycia, i This Ascension, gli Autumn, i Carillon del Dolore e da tutta una dark wave lenta, romantica e glaciale. I brani da citare sarebbero veramente tutti e nove, ma vi do solo dei consigli. Iniziate a sentirvi subito “Silence”, “Polvere” e “Floating into Nothing” e capirete subito che il quartetto barese è riuscito a superarsi. La loro musica suona come un flusso di vento leggero ma costante, che rapisce ed esalta tra rarefatti arpeggi di chitarra, tastiere algide e minimali e un drumming preciso e morbido. Tre soli brani da cui partire e scoprire tutto il resto. Scoprire la notturna seduzione della loro musica e scoprirsi immobili e silenziosi ad osservare i nostri ricordi. Nella piena consapevolezza che ogni nostro giorno è solo “un giorno diviso in frammenti di polvere”. ( Ottavio Chiodo )


Ascension Magazine (Italy)

n. 2, Primavera 2003

Bisceglie (Bari) “Transilvania” 20 dicembre 2002. Il primo impatto con il locale non è dei migliori: l’ambiente è decisamente poco horror e una terribile rete da pesca pare sostituire le tenebrose ragnatele che invece mi attendevo in un locale come il Transilvania. Per nostra fortuna questa sera il “funereo” Gianluca Altamura (Violet Tears) ha voluto rendere di propria iniziativa il locale più adatto alla serata. L’entusiasmo dietro l’organizzazione di questo evento era più che mai giustificato essendo sin dal lontano 1999, quando sbarcarono nel sud dell’Italia nomi come Christian Death e Lydia Lunch, che da queste parti non si assisteva ad un live-act di questo genere musicale. Era sin dal 1999 che non accadeva più nulla in questa zona, costringendo di conseguenza gli appassionati di questo genere a viaggiare su e giù per l’Italia per catturare un evento musicale interessante. La performance di questa sera dei Violet Tears è risultata ottima sia a livello musicale sia a livello di presenza scenica dei musicisti. Tesi ed emozionati alla vigilia dello show, a concerto iniziato (con la bellissima “Polvere”) i Violet Tears hanno subito saputo instaurare un rapporto eccezionale con il proprio pubblico. Di seguito sono state eseguite “Wet ground”, “Dissolve” (cover delle Switchblade Symphony), “Don’t wake me up”, “Eternal nights”, una riuscita “Strange day” dei Cure, “Time fades away”, “Silence” ed un’applauditissima reprime di “Musette & drums” dei Cocteau Twins. In chiusura del loro show, mentre Claudio e Carmen duettano insieme nella splendida “Weep of sadness”, mi giro per un attimo e con grande piacere noto che questa sera c’è davvero moltissima gente. Che soddisfazione! Il tempo di una chiacchierata e qualche foto rubata tra amici per ricordare la serata negli anni a venire e attaccano i Pulcher Femina…( ) ( Giuseppe De Candia )


Kaleidoscope (England)

Issue 14, summer 2003

Now, this band are fairly new to me, and my only knowledge of them so far is from reading an article in another magazine. They’re an Italian six-piece, and I believe this collection of songs was first recorded in 1999. Anyway, a good friend in Italy sent me the CD and asked me to review it, and I’m happy to do so. There are six tracks, and they all seem to follow much the same pattern of dreamy laid-back guitar and acoustic Goth. Haunting yet dramatic intros are followed by melancholic guitars, sweet keyboards, and rather lovely female vocals, such is the style of opening track “Time fades away”. “Wet ground” and “Rivelazioni” (the 5th track- it means “Revelation”) follow pretty much in the same vein, while “Morte a settembre” brings a beautiful thunder & rain intro and a switch to male vocals. “Weep of sadness” brings further mellow atmosphere, while the final track –“Last agony”- features more piano than electric keyboard. It’s true depth comes from the omission of any percussion, although it’s a shame that it’s only a few minutes long. It has the makings of a grand epic, I think. While playing this cd I felt like I was always waiting for something dramatic to happen…but it never did. No Cradle of Filth-style “Hail satans”, no thumping kiss-ass industrial beats. No, this cd would best suit a quiet night in, gazing from a window with a good bottle of Merlot. Although perhaps not as melodically varied as, say, The Shroud”, the overall tone and framework is quite similar. I think you’d like this one, Mike. Well worth checking out. ( Jeff Gibbs )


Ascension (Italy)

n. 9, Febbraio 2002

Ritmi spezzati, atmosfere sonore lugubri, un’iconografia fatta di visi truccati in modo pesante, di candelabri, rosari e crocifissi in primo piano…Un’occhiata alla foto della band, un ascolto al loro cd di debutto, “Fragments of broken dreams” (stampato in edizione stra-limitata dalla Anaemic Waves Factory) , e la sensazione di essere capitati in America è la prima cosa che ci passa per la testa. I suoni sono quelli della Tess Records, della Bedazzled…Ma c’e anche un pizzico di sano deathrock nel suono di questo gruppo,ma…Ma non sono americani! I Violet Tears, difficile a crederci, sono italianissimi (di Bari)…Scoprirli è un rischio! Non scoprirli sarebbe un peccato! ( Flavio Furlan )


Black Magazin (Germany)

Ausgabe 28, Fruhjahr 2002

Die italienische Formation Violet Tears besteht seit 1998 und wurde ursprünglich von Mitgliedern aus drei unterschiedlichen Dark-Wave­-Gruppen gegründet. Seit dieser Zeit spielt man regelrnassig ,,Iive” zusammen und kreierte über die letzten Jahre hinweg, was man sich auf der hier voliegenden 6-Track-CD anhören kann... nämlich soliden Wave-Rock mit neoklassischen Einflüssen. Die Stücke werden überwiegend von Gitarre, Bass und Drums dominiert und bestechen durch Carmen De Rosas glasklaren Gesang, der echt unter die Haut geht. Parallelen zu amerikanischen Goth-Bands wie This Ascension sind erkennbar, doch Violet Tears beweisen soviel Eigenständigkeit, dass man hier nicht von Abklatsch sprechen kann und darf. Im Gegenteil, die 6-köpfìge Formation stellt auf ihrem Erstlingswerk eindrucksvoll unter Beweis, dass hier keine Anfänger am Werk waren. Schade, dass “Fragments Of Broken Dreams” nur auf 100 Kopien limitiert ìst, denn selten ist mir in letzter Zeit etwas Ähnliches zu Ohren gekommen. Meine Wertung: 9 von 10 möglichen Punkten. ( T.W. )


Darklife (Germany)

Nr. VII, spring 2002

From the often overlooked lands of Southern Italy, Violet Tears burst out with their own refreshing formula for romantic gothic-wave. Born combining members of bands previously active in the area, they have come to the attention by debuting with a six-track cd which showcase at glance the musical talent of the five band members, not to mention the professional recording (see review on Darklife n. VI). The work was immediately picked up and released by young Italian label Anaemic Waves Factory, giving us the opportunity to introduce this new promising combo to our readers. Gothic meets neo-classic meets ethereal over a distinct dark-wave backdrop and many Cocteau Twins reminiscent guitar textures. But I’d rather describe Violet Tears like inspiration meets talent. ( Gianfri )


Marble Moon (Italy)

n. 17, Febbraio 2002

Fa sempre piacere vedere nuove realtà musicali che nel breve periodo sanno raccogliere tanti apprezzamenti per ciò che riescono a fare. Di solito i gruppi che partono forti si bruciano subito (mi viene da ricordare immediatamente i romani Honiria) oppure consolidano il loro talento nel tempo. I baresi Violet Tears appartengono a quella schiera di bands che seppur autori di un solo cd si sono subito guadagnati un posto d’onore all’interno della scena e senza ombra di dubbio (mi ci gioco la reputazione…) sapranno confermarsi in poco tempo come una delle formazioni di punta del gothic sound più romantico e sensuale. Nel parlare di loro nel numero precedente ho parlato di Cure e di Lycia ed infatti la band pugliese rappresenta l’ideale ponte di congiunzione tra il passato remoto del dark sound e le presenti istanze dei nuovi gruppi. Una sottile linea unisce da più di un ventennio numerose entità che hanno immolato la propria esistenza in una catarsi esistenziale che le ha portate a rappresentare, con forme diverse, i propri sentimenti e le proprie introspezioni. I Violet Tears rientrano nel loro agire in questa definizione. La loro musica è lenta ma profonda, romantica e disperata. Il quadro ideale per descrivere le nostre disperate solitudini quotidiane e le speranze irrealizzabili di anacronistici sognatori. ( Ottavio Chiodo )


Ritual (Italy)

n. 7, Marzo/Aprile 2002

I Violet Tears potrebbero trasformarsi in una nuova cult band dello scenario goth/dark nostrano. Questo gruppo, nato nel 1998 dalle ceneri di tre formazioni differenti, si rifà alla tradizione cold-wave anglosassone, unendola a paesaggi melodici in odore di neo-classicismo romantico e decadente, e si dimostra maturo a sufficienza per affrontare il difficile panorama del rock oscuro nostrano. I Violet Tears sanno il fatto loro: tutti i musicisti della band, ed in particolare, secondo me, i cantanti Claudio Contessa e Carmen De Rosas e la brava tastierista Carmela De Zio, dimostrano di avere doti e capacità per portare avanti in maniera convincente la propria proposta. Ci sono però alcuni difetti che, pur non essendo troppo influenti sul risultato finale del lavoro del gruppo, ritengo sminuiscano un po’ il tiro generale dei loro brani: innanzitutto il songwriting, che è sicuramente ben congeniato, ma a volte risulta alquanto stucchevole e poco personale (certi passaggi mi sembrano un po’ troppo dipendenti dal verbo dei Faith and the Muse, almeno in linea generale); in secondo luogo la varietà dei brani stessi, a volte decisamente troppo simili tra loro, specialmente per quanto riguarda i tappeti di tastiera. Ma come ho scritto poc’anzi questi sono peccati veniali. L’intenso e cupo pathos di “Fragments of broken dreams” difficilmente deluderà i fan del goth tragico ed altisonante. Voto:7 ( Francesco Carnovale )


www.gutsofdarkness.com

August 2002, (SUISSE)

Préservée de la recuperation commerciale qui sévit dans certains pays (l ‘Allemagne, par ex.), la scène dark Italienne reste l’une des plus intéressantes d’Europe. Les très bons Violet Tears qui nous livrent ici leur premier album en sont une preuve supplémentaire. Basés à Bari, ville du Sud très peu propice au développement de ce genre de musique, le groupe a su digérer ses nombreuses influences et affirmer son propre style. Violet Tears opte pour un rock gothique mélancolique et atmosphérique qui fleure bon les brumes et les statues en pleurs. S’y croisent des guitares aériennes évoquant tantôt les Cocteau Twins ou Lycia, tantôt les Cure (comme sur Morte a settembre) et des tempos lents, poncués de carillons, le tout nappé de synthés mélancoliques ou de plages d’orgue (comme sur l’excellent Weep of sadness). Les orchestrations sont denses et travaillées sans pour autant négliger les émotions, lés mélodies sont efficaces. Le chant sur les deux premiers titres est assuré par Carmen dont la voix sait se faire douce et triste sans être trop éthérée; celle de Claudio sur les morceaux 3 et 5 opte pour un ton plus désenchanté qui se marie à merveille à l’envoûtant spleen qui se dégage de l’album. Le quatrièrne morceau est chanté en duo, le titre final étant un instrumental accompagné de guitare classique. La production et le mixage sont de qualité et confirment le talent et le professionalisme de Violet Tears. Un groupe à suivre de prés ! Signalons aux collectionneurs (et les autres) que le cd est emballé dans un livret A5 en couleurs limité à 100 exemplaires, disponible sur le site du label. Il est également possible de se procurer la version démo directement auprès du groupe. ( Twilight )


Side-line (Belgium)

n. 41, October, November, December 2002

This Italian combo bring us back to the good old wave influences and heavier gothic elements. They realized a mature and achieved production! The dark melodious gothic side has been recovered with a few neo-classical impression. The impressive and sad guitar parts are an important part in the global atmosphere running through the work of Violet Tears. I think that the lovers of the dark doomy eighties will be satisfied with the “Fragments of broken dreams”. It’s a very pleasant gothic release! (DP: 6/7).


Ascension

n. 6, Febbraio 2001

Chi mi conosce, sia di persona che tramite Ascension, sa benissimo che la parola “campanilismo” non ha mai fatto parte del mio personale vocabolario…Lungi comunque dall’essere considerato un esterofilo, preferisco sempre ascoltare e valutare la capacità di un gruppo senza l’influenza di particolari preconcetti…Nonostante la ricchezza di materia prima esistente fuori dall’Italia, è doveroso ammettere che negli ultimi anni, seppure ad intervalli irregolari, il nostro paese è riuscito ad allevare delle band buone, a volte ottime, che spesso hanno poco da invidiare a gruppi tedeschi o americani. Da Bari, ecco arrivare i Violet Tears, un gruppo che seppur sia qui alla sua prima esperienza, riesce comunque a dare ottima dimostrazione di tutti quelli che possono essere i suoi mezzi espressivi. Le musiche contenute in “Fragments of broken dreams” (un cd promozionale tirato in 40 copie in attesa di una pubblicazione ufficiale da parte, speriamo, di qualche intraprendente etichetta indipendente) sono particolarmente interessanti, quasi un misto di elementi gotici ed eterei, ove melodie dal sapore malsano si toccano con momenti di infinita dolcezza. Il brano che preferisco è “Weep of sadness”, una ballata in tono noir strutturata in maniera più che lodevole da musicalità totalmente decadenti in cui spiccano tutti i mezzi oggi a disposizione del gruppo: due singer dalla voce calda e malinconica al tempo stesso (Carmen e Claudio), una spiccata capacità nel saper usare i sintetizzatori, basso, chitarra e batteria…Ascoltando questo pezzo a scatola chiusa, cioè senza essere in possesso di alcune nozioni su chi fossero i Violet Tears, avrei giurato che si trattasse di una band statunitense finita sotto le grinfie della Tess Records (Autimn, This Ascension…) o della Bedazzled (An April March, Strange Boutique…). Il suono è corposo, merito anche dell’uso della batteria acustica anziché di una secca drum-machine, e a tratti i pezzi mostrano anche una particolare inclinazione verso atmosfere più neo-classiche (vedi la conclusiva “Last Agony”) più vicine ai canoni stilistici di gruppi come gli Ataraxia, gli Autumn Tears o i Mors Siphilitica. A spezzare un po’ questa patina di macabro romanticismo che avvolge il cd, due brani cantati in italiano da Claudio: “Morte a settembre” e “Rivelazioni”, ove, incredibile ma vero, il cantato mi ha fatto venire in mente il Tilo Wolf più melanconico di “Angst”. La stoffa c’è e si vede, coraggio, inviate il vostro promo ad un po’ di etichette (italiane e straniere)…Con un po’ di tenacia, credo che i Violet Tears non tarderanno affatto a trovare un buon contratto discografico. In bocca al lupo e alla prossima…Non mi dispiacerebbe affatto recensire nuovamente questo lavoro su un prossimo numero di Ascension, magari sotto la luce dei crismi dell’ufficialità!!!!! ( Alex Daniele )


Darklife (Germany)

Nr. VI, summer 2001

Ladies and gentleman, this is the sort of stuff that you’d get on 4ad or Tess or so. Violet Tears instead have done it all on their own and, as it seems, they have hit the target, so this six-track demo cd crammed with beauty and melancholy will soon be released on Anaemic Waves Factory, as I’m just informed by the band. Right so, as this amazing combo will move even the most still hearts around with their classy mix of Cocteau Twins-like and classic guitars, lushy synth layered soundscapes, a romantic, decadent, neo-classic attitude and vocals above the threshold of excellence, ethereal by Carmen and passionately warm by Claudio. The six-piece encompasses members of three bands previously operating in Southern Italy and they showcase great harmony in combining their personal musical talents, resulting in an act which seems to be able to arouse intense emotion through their ability to transmit vibrating feelings through their instrument; and which could easily find a smooth way in to the intenational gothic scene. I’m personally hooked on Claudio’s vocals in “Morte a settembre” and “Rivelazioni”, two long pieces evoking beauty and quietness, while the closing “Last agony” is a retro-style instrumental using accordion, piano and strings which is somehow effective in announcing the end of the musical trip opened by the beautiful “Time fades away”. Amazing production, recommended to anybody in search for romanticism and beauty. ( Gianfri )


Grind Zone (Italy)

n. 5, Agosto 2001

Molto interessante e sfiziosa questa proposta che ci giunge dalla Puglia ad opera dei Violet Tears, un sestetto equamente ripartito tra elementi femminili e maschili. Il sound dei Violet Tears è un classico dark molto keys oriented dove l’alternanza tra le voci, maschile e femminile, entrambe pulite e malinconiche, segna e marca indelebilmente le atmosfere decadenti e disperate che i sei riescono a creare. “Fragments of broken dreams” è un lavoro molto curato, anche in fase di registrazione, che si fa ascoltare volentieri per la sua deprimente varietà, nonostante il genere non conceda poi troppi possibili cambiamenti al tema di fondo. Mi sembra leggermente abusato l’uso delle tastiere a mò di organo da chiesa, ma questo dettaglio fa comunque notare come i Violet Tears , pur essendo solo alla prima released ufficiale, abbiano già una personalità abbastanza delineata che non potrà che crescere con il passare del tempo. Forse sarebbe bene staccarsi un po’ dai cliches del genere soprattutto a livello di immagine e magari dare anche uno snellimento alle canzoni, in alcuni punti troppo prolisse, ma per essere solo il primo passo è sicuramente molto incoraggiante. Voto 6/10


Marble Moon (Italy)

n. 16, Aprile 2001

Raramente mi è capitato di vedere un gruppo agli esordi sfoderare una maturità ed una preparazione così cristallina. Sarà il fatto che buona parte dei sei componenti dei Violet Tears ha già avuto modo di imbracciare gli strumenti, sarà il fatto che le idee su cosa fare erano chiare fin dall’inizio e nulla era lasciato all’improvvisazione, ma la realtà è abbastanza chiara. A Bari ha visto la luce una formazione che farà parlare di sé. Nati nella primavera del 1998 il gruppo barese si forma riuscendo a coagulare le istanze e le attitudini di persone differenti. L’unione tra Gianluca, Maria Teresa, Claudio Co., Carmen, Claudio Ci. e Carmela ha portato alla creazione di un’entità musicale che si staglia dalle linee seguite dai sei nelle precedenti prove. Il suono dei Violet Tears è malinconico, sognante, triste e nella sua struttura si avverte un qualcosa di monumentale, un qualcosa di granitico nella sua essenza. Non immaginatevi un combo gotico dedito a schitarrate accompagnate dal solito vocione del cantante (anche se il look dei componenti potrebbe far propendere inizialmente per ciò) ma delle sonorità perfette in cui ogni strumento gioca il suo preciso ruolo senza sconfinamenti per creare un intreccio armonico. La lenta e cadenzata batteria si aggancia alle liquide sospensioni delle tastiere che a loro volta preparano la strada a degli accordi di chitarra fluidi e pizzicati, circolari e lievi che fanno da sottofondo all’ethereal voce di Carmen o a quella malinconica di Claudio. I Violet Tears sono quel classico gruppo che può far venire in mente contemporaneamente tanti vecchi ascolti (Cure, Lycia, This Ascension, Strange Boutique, Autumn) ma che poi ti fa accorgere dell’inutilità di tali raffronti visto lo spessore di certi brani. Brani soffusi e romantici, tristi ma solari a cominciare dalla malinconica “Time fades away” per passare al livore crepuscolare di “Wet ground” e “Rivelazioni” ed arrivare al languore di “Morte a Settembre” ed alla macabra disperazione di “Weep of sadness”. Un mio amico ascoltando questo cd mi ha detto: “mi sembra di vivere in un sogno”. E forse è proprio così. Speriamo solo che duri il più a lungo possibile. ( Ottavio Chiodo )


Petali Viola (Italy)

Marzo 2001, n° 10

Una vera sorpresa questa band proveniente da Bari. Nelle loro canzoni possiamo trovare un po’ dell’anima dei Cranes, dei Christian Death e dei Cure (i primi naturalmente), ma forse più per l’aspetto dei singoli musicisti che per la musica. Questa ci dona l’amore e la sincerità che questi ragazzi sanno trasmettere nelle loro composizioni, un dark etereo fatto con passione ed una romanticissima musica. Bellissima, strappalacrime la voce di Claudio. Da segnalare per la particolare bellezza la terza canzone, “Morte a settembre”, innovativa e tanto dolce!! Ma bellissime anche “Weep of sadness”, molto atmosferica e sognante, e “Last agony”…Questi ragazzi hanno davvero del talento e della passione da sfogare ed in questo cd hanno dato sicuramente del loro meglio…mi sembra quasi di sentire anche i Sopor Aeternus ai loro esordi e non esagero. Consigliatissimo.( Ann )


Phantom Moon (Italy)

Anno I, n° 3

Ecco uno dei gruppi più interessanti dell’ondata ethereal italiana, dalla musica fatata e poetica…benvenuti nel mondo onirico delle lacrime viola…( Violet Obscure )


Ver Sacrum (Italy)

www.versacrum.com

Accolgo con piacere il promo dei promettenti Violet Tears, dai solchi pregni di malinconia. Le sonorità proposte derivano senz’altro da quanto tracciato dai maestri Cure, e codificato da schiere di dream-popster; la vena creativa del gruppo non si esaurisce però nella sterile emulazione, essendo i nostri capaci di firmare tracce già mature e di indubbia consistenza quali “Wet ground” o “Morte a settembre”, quest’ultima deliziosa scheggia oscura che può ricordare anche certe cose dei Canaan più introspettivi, graziata da un testo di mirabile efficacia, assieme a “Rivelazioni” picco di un dischetto davvero interessante. ( Hadrianus )



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